1° anno

 Tutti siamo consapevoli che trasmettere la fede non è semplice ripetizione di conoscenze da mandare a memoria, seppur non possa prescindere dalla conoscenza della fede stessa, ma consegna e condivisione di esperienza di vita vissuta. Trasmettere non soltanto un sapere, ma un incontro.

Il filo rosso che segna l’itinerario di quest’anno è l’incontro, l’ascolto, l’esperienza di Gesù di Nazareth. I vangeli narrano che le folle si ponevano in cammino per andare ad ascoltarlo. La gente dimenticava persino di portarsi il cibo pur di seguirlo ed ascoltare la sua parola.

Come comunità cristiana, come catechisti e genitori, il desiderio è di percorrere questa «via della vita» con i fratelli minori che ci sono affidati: figli e allievi del catechismo. Incontrare Gesù Cristo è fare esperienza dell’Unico in grado di orientare la vita.

Mediante l’immersione nella morte e risurrezione di Cristo, il discepolo è già entrato nella vita nuova, è “rigenerato”, partecipe del progetto della salvezza che il Padre vuole per ogni uomo. Ponendosi alla sequela di Cristo Gesù, si tratta di scoprire e vivere questa realtà, attingendo continuamente da lui l’acqua viva che disseta.

Questo è il cammino pasquale che Cristo propone ad ogni battezzato: il passaggio da uno stato di morte fatto di incertezza, solitudine, affanno, buio, egoismo, alla vita, all’accoglienza di Cristo che, passando, si ferma, parla e chiama con voce amica. È un cammino di conversione, un esodo, verso la vita nuova da compiere ponendosi con atteggiamento penitenziale davanti a Dio per celebrarlo nel sacramento e nella vita come Padre di misericordia. Chi accoglie questo invito, accoglie la salvezza che Cristo porta e offre ad ogni uomo e celebra, nella Chiesa, l’amore misericordioso del Padre.

È questo l’anno della celebrazione della prima Confessione, che conclude l’itinerario annuale.

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2° anno

Il percorso del secondo anno dell’itinerario di catechesi parte dall’assunzione di consapevolezza da parte dei bambini che ciascuno di noi è importante e prezioso per gli altri, così com’è. Lo stesso vale da parte di Dio, che vuole bene a ciascuno di noi. Per questo egli c’entra nelle nostre relazioni: se vuole bene a ciascuno di noi, ogni nostra offesa a qualcuno offende anche lui. Proprio come accade a noi stessi: ci fa dispiacere che qualcuno offenda le persone a cui vogliamo bene!

I fanciulli sono poi condotti a scoprire che Dio è presente nella storia dell’umanità mediante Gesù Cristo, fatto uomo, e che tutti possono incontrarlo. Gesù è il più grande dono che Dio abbia fatto agli uomini. Egli è presente nelle situazioni quotidiane della vita.

Si approfondisce poi la relazione tra Dio Padre e Gesù, il Dio Figlio, attraverso i gesti e le parole di Gesù che rivelano il vero volto del Padre.

I fanciulli conoscono il cammino di Gesù verso il dono totale di sé, la croce, dove egli manifesta il suo amore fedele e coraggioso verso il Padre e verso tutti gli uomini e le donne. A partire da questo, si apprezzano i gesti quotidiani di tutti coloro che ne sono capaci e ci circondano: genitori, nonni, amici, fratelli e sorelle… gli “uomini e donne di buona volontà”!

Si approfondiscono i racconti della Risurrezione e si scoprono i segni della presenza del Risorto nella Parola, nell’Eucaristia, nella comunità cristiana riunita nel suo nome. La preghiera del Padre nostro insegna come rivolgersi a Dio secondo i tempi nuovi inaugurati dalla Risurrezione di Gesù.

L’anno si conclude con la celebrazione della prima Comunione.

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3° anno

Il terzo anno del cammino di catechismo ha come obiettivo l’approfondimento del tema dell’Eucaristia, già in vista del sacramento della Confermazione.

Evidentemente, non si può soltanto “parlare” dell’Eucaristia, come ad esempio non si può “raccontare” l’amore. È necessario vivere l’Eucaristia, celebrarla, farne esperienza. Ecco perché, per bambini e genitori, giovani e adulti, è fondamentale la partecipazione alla Messa festiva. Non è il pallino del prete o la fissa della catechista o la pratica devozionale del bigotto. È fonte e culmine di tutta la vita di fede. Tutto parte da lì. Non si può amare, sapere, capire se non si è ascoltato, guardato, accolto.

Anzitutto, l’Eucaristia è presenza di Cristo. In essa, contempliamo il Signore Gesù, lo offriamo al Padre per la salvezza del mondo. Fede ed Eucaristia sono inseparabili. Tuttavia, il Pane è desiderato solo da chi ha fame: chi sa di essere peccatore, chi sperimenta di non potersi salvare da solo e volge a Cristo tutto il suo desiderio, accoglie e gusta questo Pane in cui è racchiuso tutto il bene della Chiesa. Esso è dato appunto in remissione dei peccati.

Poi, l’Eucaristia è convito.  La fede è aiutata dal gesto, dallo stare a mensa insieme. Ci è imbandita una mensa che sazia la nostra fame di Dio e placa la nostra sete di salvezza. Uno è il Pane, uno il Signore, una la Carità, una la Famiglia. Se manca questa unità, questa carità, non serve ricevere l’Eucaristia. Non si va all’Eucaristia per acquistare meriti o per appagare noi stessi, ma per fare unità, con Lui e tra di noi. Nell’intima comunione, Cristo e la sua Chiesa diventano dono reciproco. Unico è il Corpo: Cristo e la Chiesa.

Ancora, l’Eucaristia è missione. In essa, infatti, sta la fonte della missione e la fonte dell’evangelizzazione. Non a caso, ogni celebrazione della Messa si conclude con l’invito: «Andate in pace». Non è un banale invito, tanto per finire. È la missione: «Andate, annunciate, fate memoria». La testimonianza di chi ha incontrato e riconosciuto il Signore risorto nell’Eucaristia si concretizza nell’atteggiamento di chi si affianca all’uomo, percorre con l’uomo di ogni tempo la medesima strada, si coinvolge nei problemi del fratello, vi proietta la luce del Risorto e infonde speranza nuova per proseguire il cammino. Il cuore si apre alla pace inquieta, che il cristiano è chiamato a vivere. L’ansia dell’unità, il peso dei problemi del mondo, a partire dal mio vicino, viene ad abitare il mio cuore, nel desiderio ardente che «Cristo sia tutto in tutti».

L’icona biblica che ispira l’anno è quella dei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35).

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4° anno

Il quarto anno del dell’itinerario di catechesi ha come obiettivo l’approfondimento del tema dello Spirito Santo, in vista della celebrazione del sacramento della Confermazione, che chiuderà l’iniziazione stessa: chi riceve la Cresima è cristiano, cioè “di Cristo”, a tutto tondo. Non gli resta che da continuare a crescere nella fede e testimoniarla per tutta la vita!

Vivere da cristiani infatti non è questione di fare o non fare, di osservare o non osservare un precetto, adempiere o non adempiere determinate regole o norme, anche se per molti che guardano dall’esterno o, e questo è più doloroso, per altri che si sentono e dicono cristiani è così. Vivere da cristiani è incontrare Qualcuno, conoscerlo, accoglierlo, lasciarsi amare e amarlo, seguirlo, vivere in novità di vita.

Nel cuore di ogni vivente vi è ansia di vita, di gioia, di libertà, ma chi può placare tale sete? Il “mondo”, con le sue proposte, con il suo invito ad “avere”, a “farsi valere” e “apparire”, seduce non di rado, ma amaramente inganna. Sembra offrire libertà, gioia, riuscita ma invece dà stordimento, chiusura del cuore, senso di solitudine.

Proprio da qui nasce l’esperienza nuova della vita cristiana: comunione continua, vera, piena con il Risorto, sempre presente in mezzo ai suoi, instancabile e inesauribile fonte, datore dello Spirito Santo, la divina carità che aprendo all’amore guida alla vita, offre la libertà, moltiplica la gioia colorando di senso anche la fatica e la pena che segnano i giorni dell’uomo.

In questa luce, ogni espressione della vita cristiana è comprensibile solo in riferimento alla presenza operante dello Spirito Santo. La stessa dimensione morale del vivere cristiano si comprende solo come vita “nello Spirito”, nella sua guida beatificante. Proprio perché “cristiana”, la vita morale va intesa non come sforzo per un’autorealizzazione, ma come risposta alla santificazione che lo Spirito opera in noi.

Non si tratterà, dunque, in questo cammino di educazione alla fede dei ragazzi di mettere l’accento sulla formazione morale per se stessa, come apprendimento di norme e di comportamenti. La méta dell’itinerario è di condurre i ragazzi a sperimentare la vita nuova in Cristo, nella docilità all’azione dello Spirito Santo, che è donato alla Chiesa. È lo Spirito che libera e trasforma il cuore, purifica e potenzia il nostro amore, educa i desideri; è lui che spinge alla missione perché siamo «sale della terra» e «luce del mondo».

Le esperienze portanti proposte dall’itinerario di quest’anno, attraverso le quali i ragazzi sono iniziati affinché in essi “germogli” uno stile di vita evangelico, sono:

  • Esperienza della Parola di Dio. I ragazzi sono aiutati a comprendere come ascoltare e vivere la Parola significa aver trovato la fonte da cui tutto scaturisce nelle nostre vite.
  • Esperienza della celebrazione. I ragazzi sono educati a scoprire che per vivere la Parola è necessario che vi siano tempi e spazi precisi nella nostra vita dedicati all’incontro con il Signore. Primo fra tutti: l’Eucaristia domenicale.
  • Esperienza della testimonianza di vita nella carità e nel servizio. Il percorso annuale non può esulare dalla presa di coscienza e anche dall’impegno personale nei confronti degli altri, a partire dai più poveri.

L’anno si conclude con la celebrazione Cresima che di solito avviene nel mese di novembre.

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